Credere sempre fino in fondo e non arrendersi maiiiii !!!!!

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Rome

racconto n.1 100 km delle Alpi (3^ ed.) da Torino a S. Vincent 15.11.2011

100 km delle Alpi (3^ ed.). DSC02068.JPG Oggi finalmente, dopo tanto tempo, ho deciso di chiudere il racconto personale della 100 km delle Alpi da  Torino a Saint Vincent, cui ho partecipato lo scorso ottobre.

La prima esperienza della 100 km del Passatore 2011, felicemente terminata e consapevolmente corsa con   il freno a mano,  mi ha indotto a cercare una nuova  opportunità. La preparazione per la gara, si è basata principalmente utilizzando lo schema del carico leggero di Pizzolato, articolato in 3 mesi che ti permette di chiudere senza farsi male e soprattutto senza strafare, con “lo spirito dell’amatore”. Le  100 km da strada in Italia sono pochissime e quella delle Alpi ricade in un periodo di inizio autunno che è ideale per non soffrire il caldo.

Effettivamente  la prima parte di gara del Passatore, la cui prima parte corsa  sotto il sole cocente determina una prima selezione degli  atleti, mi ha fatto veramente soffrire.  Già il nome stesso “100 km delle Alpi da Torino a S. Vincent”  è intrigante: figuriamoci poi esserci! E’ sicuramente qualcosa di indimenticabile.
Non me ne sono pentito, anzi.  Sono arrivato a Torino il venerdì mattina   e, prima di incontrarmi con l’atleta ultra  Inge (da Ragusa)  accompagnata dalla sua famiglia, ho deciso di starmene a gironzolare in città come turista.
DSC02061Sono rimasto affascinato dalla città di  Torino e mi sono ripromesso di ritornarci di nuovo questa volta solo da turista. Nel primo pomeriggio sempre in compagnia dell’atleta Inge abbiamo avuto la felice idea di tentare di prendere il numero di pettorale presso la segreteria di via S. Paolo 169 vicino al Parco Ruffini.   Abbiamo trovato difficoltà nell’individuare il numero civico indicato nel regolamento,  ma grazie ad alcune telefonate siamo arrivati infine e siamo stati  accolti  con enorme gentilezza.
Il giorno dopo ho preso l’autobus per recarmi al luogo di  partenza della gara e ho chiesto all’autista se, gentilmente, avrebbe potuto farmi scendere vicino alla via San Benigno. Lui è cascato dalle nuvole, perché non conosceva questa via e mi ha chiesto del perché dovessi recarmi proprio lì.
Gli spiego allora che c’era la partenza della gara podistica - della 100 km – e lui mi ha risposto: “Cosaaa!? Ma l’hanno inventata stanotte?”.
DSC02066Gli ho risposto di no, aggiungendo che, forse, era stata poco pubblicizzata e,  per rincuorarlo, gli ho mostrato il numero di pettorale 101 dove era ben rimarcata – tra le altre diciture -  la scritta “100 km”. Lui mi ha detto allora che si stava allenando per la maratona di Torino di novembre e che gli sarebbe anche piaciuto assistere alla partenza della  100 km  se solo fosse stato informato prima.
Grazie ad una serie di telefonate con l’organizzatore, finalmente sono riuscito a spiegare all’autista dove si trovasse la partenza e, alla buon’ora sono riuscito ad arrivare sul posto.
Solito preambolo, cambio di indumenti, foto di rito, deposito del bagaglio e pronti per la partenza sulla linea.  
Il tempo è  sereno e  non pioverà.

Si parte.

Un lungo serpentone si snoda in strada, ed ecco il primo problema: c’era troppo traffico.

Più ci si allontanava  dalla città e più il traffico aumentava.

Alcune volte, mi sono ritrovato ad imprecare perché ho respirato tanto gas di scarico di auto.
Questa anomalia mi ha accompagnato per circa 30 km.
Lo scenario circostante e il panorama sono cambiati di netto dopo il 30° km circa.
Meno auto sicuramente, ma soprattutto ciò che colpiva erano la valle, il verde e, man mano, che correvi verso Saint Vincent, macinando chilometri,  mutava drasticamente il territorio con fiumi e  le prime montagne.

I primi 45 km li ho corsi con un gruppetto di centisti ognuno dei quali con le proprie esperienze di vita e di salute.

Al 50° km, dopo la  salita, mi sono fermato per il cambio indumenti e la  ristorazione.
Sono stato assistito molto bene e questo dimostra la cura dell’organizzazione nei minimi particolari.

Al tavolo del ristoro ho trovato l’ultrarunner Inge molto più rilassata rispetto a me e si capiva bene che era pronta a realizzare un ottimo tempo.
Cavolo! Guardando l’orologio mi sono reso conto di aver perso 45 minuti. Li recupererò?

Penso proprio di no. E via siamo ripartiti per affrontare la discesa. Qui, ho corso in scioltezza, sentendomi veramente bene. 

Leggendo  i nomi dei paesi e dei luoghi incantati  che - man mano - andavo attraversando mi sembrava  quasi d'essere in Francia.
Dopo il  ristoro del 70° km, ho raggiunto un’atleta - Alessandra Rado  - la quale mi ha chiesto se potessi farle compagnia fino all’arrivo.

Ho risposto che per me sarebbe stato un vero piacere.
La motivazione della mia pronta disponibilità è semplice: a causa della  scarna partecipazione di atleti in una gara in linea di 100 km si creano inevitabilmente vuoti di centinaia di metri prima e poi di chilometri tra un atleta e l’altro; e, sinceramente, correre al buio pesto da soli con un traffico scellerato e incalzante ti crea solo disagio e paura. 
In effetti dall’80° km in poi il traffico era come impazzito e, comunque, seguendo  le indicazioni di percorso dagli organizzatori ci è andata bene.  
Spesso ho dovuto rivolgere agli automobilisti poco attenti o impazienti frasi poco colorite, ma quando ci voleva non potevo tirarmi indietro.

Tutti coloro che già conoscevano il percorso da precedenti esperienze mi avevano detto che gli ultimi 5 chilometri prima dell’arrivo sarebbero stati duri, ma - a dire il vero - li abbiamo percorsi molto rilassati ed è stato così che siamo giunti all’arrivo senza problemi.  L’accoglienza è stata buona, la medaglia spettante ai finisher non entusiasmante, i complimenti tanti e un bel piatto di pasta calda appena scodellata e in regalo   una tuta  con la scritta  IO C’ERO in regalo.    

Dopo la faticaccia e i saluti di rito, mi sono avviato verso il Palazzetto dello sport.

Si è passati dai 9 gradi in città ai confortevoli - quasi tropicali - 24° all’interno del Palazzetto.
Fantastico! Acqua calda a volontà e brande per riposare.

La mattina abbiamo scoperto il paese di Saint Vincent, circondato da alti monti.

Uno spettacolo.

Dopo la premiazione siamo rientrati a Torino con  l’autobus messo a disposizione dall’organizzazione e  l’autista è stato gentile ad accompagnarci nei luoghi richiesti.
In questa occasione ho riconosciuto Maurizio Crispi e, dopo quattro chiacchiere, ci siamo promessi di rivederci a Siracusa in occasione della Siracusa City Marathon.

Ultime impressioni e bilancio finale:

  • la ristorazione lungo il percorso  è stata abbondante e il personale mi è sembrato molto professionale;
  • ho trovato le segnalazioni progressive distanziometriche ogni 5 km posizionate correttamente
  • Unico neo, forse, soprattutto per i podisti più lenti, le indicazioni del percorso agli incroci erano insufficienti (soprattutto nei punti dubbi) e, di sera, al buio  non avevamo la certezza che la strada fosse giusta  (ma, alla fine, siamo stati fortunati).

Ricapitolando: organizzazione promossa. Classica domanda: ritornerò? Non si sa. 

                                                       MM40        13h19'41''15  

racconto n.2 Maratona di Ragusa (9^ ed.) 06.01.2012

Altamura_Vincenzo_io_R.jpgVolentieri pubblichiamo il bel contributo di Vincenzo Altamura (ASD Idea Events Marathon Siracusa) sulla sua partecipazione alla Maratona di Ragusa dello scorso 8 gennaio 2012. Vincenzo Altamura, che è uno tre dei componenti della triade che organizza la Maratona di Siracusa (assieme a Rino Tona e a Salvo Lena), ha completato per la sua 4^ volta la maratona Iblea, organizzata da Elio Sortino e dall'Associazione "No al Doping" e mantenuta in vita eroicamente, malgrado le avversità e le ristrettezze.

Un contributo di un aficionado, quale è Vincenzo Altanura, è sicuramente una gratificazione per gli organizzatori e rappresenta una delle ragioni che possono spingerli ad andare avanti, tenendo duro, e a riproporre ancora una volta, nel 2013 questo evento sportivo.

Vincenzo Altamura ha concluso la sua fatica in 4h35'13".

(Vincenzo Altamura) In previsione di affrontare nuove gare ultra per il 2012  viene spontaneo  capire  quale  maratona  sottocasa  può  essere interessante  per un allenamento lungo lento.

Bene , la Maratona di Ragusa calza a pennello. Il problema è come affrontarla visto che il periodo natalizio mi ha costretto a restare piu’ tempo a tavola e dico anche tavola franca con tutti i piaceri culinari.

L’unico lungo lento realizzato è un 25 km spezzettato in due trance e poi qualcosa da 15/17 km . Nulla di impegnativo.  Ho pensato che dovevo correre a sensazioni  e quantomeno realizzare e non superare i  10 km ogni ora. 

La mattina della gara accompagnato dal solito maratoneta Salvatore Costanzo  affrontiamo il viaggio per Ragusa con i presupposti di una mattinata serena.

Dopo aver attraversato  la città di  Modica ci viene qualche dubbio perché ci rendiamo conto che c’è un  vento molto forte e gelido. I miei indumenti sono troppo leggeri e che succederà?

io e l'ultra maratoneta CiccazzoAll'arrivo, solito rito di preparazione pre gara, qualche foto iniziale con l’ultra Proff. Ciccazzo della città di Rosolini , comunque  mi sento morto di freddo per non dire congelato e via si parte. Tipico giro periferico, bellissime aree verdi e muri a secco , un vero spettacolo.

Via via la strada si alterna da asfalto a  sterrato, qualche presenza di acqua ristagnata ma nulla di importante, superiamo il 3 km ma mi rendo conto che non sopporto il freddo, vento gelido e la temperatura di 5°.

Ecco il primo rilevamento cartaceo dei giudici e anche una buona presenza di operatori di polizia stradale, provinciale, comune e altro per la gestione del traffico.  

Buona distribuzione dei ristori.

Ci siamo, i primi 10 km sotto 1 ora, va bene cosi’.

Al 13° km circa mi fermo per il primo pit stop di noi maschietti ma  è tragico.

Riusciro’ a continuare ?? Mentre sono fermo mi supera l’ultra Inge Hack della città di Modica e il maratoneta Proff. Costanzo i quali mi salutano e nello stesso tempo mi spronano a continuare.

Si riparte e magicamente scatta il 20° km e siamo sotto le 2 ore.

Bene, andiamo avanti fino  al km 27 dove non capivo se avevo sbagliato strada oppure no in quanto  mi ritrovo in una strada – cantiere di nuova costruzione.

Vedendo due poliziotti sulle moto a distanza capisco che devo continuare.

Sono  al km 28 e avverto la stanchezza fisica.

Capisco che non sarà facile.

Ancora infreddolito  continuo a correre e  chiudo le 3 ore realizzando 29 km.  

La giornata è ora piu’ calda, siamo sui 9 gradi.

Intervallo il passo svelto con la corsa e arrancando mi ritrovo al km 34, in un punto chiamato  "La Panoramica".

Capisco che  sono vicino all’arrivo  e come sempre esce in me la forza nascosta di noi ultra accumulata negli allenamenti dell’anno prima.

Attraverso il primo tunnel stradale, saluto i simpatici  ragazzi del rifornimento e supero anche il 2° tunnel.

Bene , ecco la progressiva 38 km vicino alla piazza centrale addobbata con  piccole casuzze in legno ricche di cianfrusaglia.

Si continua e siamo già sulla via per Ibla.  

Incontro il cartello dei 40 km e capisco che è finita.

Corro velocemente in discesa e prima di iniziare l'ultima salita spacca-gambe incontro il maratoneta Raimondo Pedalino con la consorte runner Maria, mentre vanno via.

Ci salutiamo come due vecchi amici che si vedono dopo tanti anni, un veloce scambio di foto e inizia la salita. Basta, vedo in lontananza il gonfiabile dell’arrivo. Ora è una bellissima giornata soleggiata.

Arrivooo!!! In 4h35'13.    

Incontro subito Elio Sortino che mi raccomanda di prendere la medaglietta di arrivo e colgo l’occasione per fagli notare una piccola sciocchezza che mi è successo lungo il percorso.

In prossimità del gonfiabile d'arrivo, trovo altri runner fermi e soprattutto il proff. Costanzo che mi invita a prendere il borsone e incamminarci  verso la navetta di linea  che  ci riporta alla partenza (Ragusa Alta) per prendere l’automobile.

Si ritorna a casa e sono sostanzialmente contento di aver chiuso per la quarta volta di fila la Maratona di Ragusa, soprattutto senza crampi e senza allenamenti specifici.  

Sono bastate solo  24 ore di riposo per smaltire la fatica e sono pronto per una nuova avventura.

Ringrazio tutto lo staff di Ragusa per aver dato a noi runner amatoriali sempre una nuova opportunità e di aver curato ogni sfaccettatura della gara  nei limiti delle possibilità economiche a disposizione.

racconto n.3 -- 100 km del Passatore (40^ ed.) da Firenze a Faenza 27.5.2012

firenze.JPGChi corre la prima volta il passatore è quasi certo di ritornarci l’anno successivo.

L’idea di essere presente per il Quarantennale era già maturata nel periodo invernale. Nell’occasione mi chiese l’amico Emanuele della società Archimede di Siracusa di sostenerlo nella preparazione e  di correre in tandem considerato che si era iscritto ed era felice di diventare un ultramaratoneta. 

Il pensiero era bellissimo, soprattutto allenarsi in compagnia.
Libero  il tavolo dalle cianfrusaglie, prendo la penna, quaderno e programmino di Pizzolato  e si  pianifica il  tutto.

Alcuni scettici amici della corsa hanno espresso subito il loro disappunto sulla conclusione di questa lunga gara dell’amico Miceli e soprattutto il carico di lavoro non idoneo all’impresa.
Ho cercato di far capire che non siamo Top Runner, ma amatori maratoneti...
Tuttavia, spesso il giudizio di questi amici si basa su conoscenze derivanti da semplici letture o solo dalla pratica di allenamenti per una 42 km. 

Come al solito, ho avuto ragione.

Dopo tre mesi di uscite mattutine siamo pronti.

Primo scalo: Bologna città. Gironzoliamo per le principali  vie e visitiamo tutto il possibile, utilizzando gli appunti ricavati in internet.

Nel primo pomeriggio, si prosegue per Faenza e dribblando il tempo riusciamo a prendere il numero di pettorale n.750 (il mio) e il n. 410 (di Miceli),  direttamente nella sede del Passatore.

Che sorpresa: una vera sede running.
Si entra in un mondo magico che ti incuriosisce al punto di chiedere continuamente informazioni e ammirare i vari oggetti presenti in luogo.

Siamo soddisfatti, il pettorale è nostro ed è anche siglato con il nome e cognome di ciascuno di noi.

Procediamo verso Piazza del Popolo e, dopo un piccolo ristoro, proviamo ad avvicinarci al  Palazzetto dello sport  per rincuorarci che tutto proceda bene per il riposo notturno.

Si ritorna in Piazza e viene spontaneo visitare la mostra allestita per commemorare i 40 anni del Passatore (Passatore 100x100): 40 anni di storia racchiusa in foto, manifesti, magliette e premi. Non posso che dare un giudizio piu’ che positivo.

arrivo faenzaIncomincia a calar la sera e ci dirigiamo verso il Chiosco del  Convento  di S. Francesco  dove vengono proiettati alcuni spezzoni  delle gare degli anni precedenti.

Incontro subito il big-giornalista number one  Maurizio Crispi, concentrato  nella visione del  filmato.
Scambio di saluti, alcune opinioni sulla gara e subito dopo  ci incamminiamo verso l’atrio  dove suggestivamente è allestito il Pasta-party.

Tutti si conoscono e tutti si salutano affettuosamente.
Sembra un appuntamento di matrimonio.

Tra carboidrati, vino a volontà, dolce, musica di un quartetto rock e rilascio dei numeri ai Top Runner direttamente dal Presidente della ASD 100 km del Passatore, Elio Ferri, da Pietro "Pirì" crementi (Direttore di Gara) e da Orlando Pizzzolato, testimoniale della gara, ci sentiamo  appagati e possiamo concludere la serata con il meritato riposo.

Dimenticavo che l’amico Emanuele con tanta emozione ha ritrovato tra  i tavoli il suo amico Antonio Armuzzi,  capitano di avventura della squadra running  2006 in America per una gara a tappe sponsorizzata dalla Nike.
 

E’ sabato mattina. Siamo presi da un’agitazione incalzante: mancano solo 7 ore alla partenza e  ci incamminiamo verso i bus messi a disposizione del Comitato (€. 10,00) per il transfer alla partenza e dopo circa 3 ore siamo a Firenze.

La città è nostra.

La prima stranezza è la lunga   coda per ritirare il pettorale. Sorrido perché non tocca a me farla.

Noi già ce li aabbiamo...
La seconda stranezza è di trovare condizioni meteo favolose, per non dire bellissimo.

Gli ultimi sette giorni siamo stati incollati ad internet per controllare le condizioni meteo di firenze e soprattutto lungo il percorso.

Tutto falso, solo due gocce di acqua rinfrescante e poi il solito sole scoppiettante che mi riporta indietro di 1 anno. 

Le strade sono invase dagli atleti che bivaccano qua  e la  e noi per non rimanere fermi come i pali dell’illuminazione gironzoliamo da veri  turisti riscoprendo i luoghi a portata di mano .

Dopo una gradevole passeggiata ti aspetti di ritrovare il grande Calcaterra  per una foto di gruppo, ma la speranza è persa. 

Ma non del tutto, incontriamo la cara Inge Poidomani del gruppo di Modica (RG) e successivamente l’atleta augustano Vacante con la consorte giornalista.
Una foto ricordo di gruppo ne vale 100 di tante altre.

Nella  confusione ecco che intravedo una donna famosissima e seguitissima in facebook con tanto di treccine. Evviva Sabrina Tricarico! La chiamo, si ricorda di me e immortaliamo anche qua un’immagine da incorniciare.

Siamo a 15 minuti dalla partenza. La Via de' Calzaiuoli è strapiena di atleti. Con difficoltà riusciamo ad inserisci a ridosso dei big ma ce la facciamo.  Prontiiiiiiii.

Vincenzo Altamura con Giorgio CalcaterraTerza stranezza è vedere tanti atleti con il braccio alzato verso il cielo sperando di ricevere il segnale satellitare per l’orologio . Nulla. Qualcosa crea una sottile schermatura. Io mi affido al semplicissimo cronometro di un orologio comprato in bancarella.

Saluto il mio compagno di avventura  perché già lo so che dopo la partenza andrà via con i suoi tempi e ritmi.

Ma poi…..

Lo sparo del sindaco Renzi.
Si parte, un lungo serpentone e i primi spintoni per non cadere.

Neanche il tempo di riscaldarsi e siamo fuori firenze. Ecco il clima che cambia nettamente.  Caldooo!  
Si inizia a salire, arranco per il caldo e per alcuni disturbi post-alimentari.
Non vedo nulla di buono.
Solo Sofferenza. 
Tutti mi passano, ma i conti li faremo al passo della colla.

Incontro Inge,  anche lei in difficoltà , la supero e la saluto tanto lo so che dopo il 50° km mi supererà nuovamente. Tra scambi di parole con altri runner e bevendo tanto mi ritrovo alla Vetta delle Croci, pronto alla discesa.

Tutto bene tranne l’alimentazione . Riesco solo a bere e non a mangiare e questo mi preoccupa.

Oddio sono al km 31,5 Borgo S.lorenzo in 3 ore e 30 minuti e quindi meno dello scorso anno. Siamo sulla strada giusta.

Il tempo minimo del ristoro e via si riparte. Inizia la vera salita. Nessun problema fino all’incontro del cartello 42,195mt.  E qui esce fuori la preparazione atletica di ogni podista.

Mi diverto  a superare i runner,  ormai fermi e incolonnati.
Tra corse di 200/300 metri e passo svelto arrivo alla cima del Passo della Colla in 6h02'.

Ecco, l’incubo di tutti i corridori. Mi chiedo se non abbia sbagliato strada!?

Fino a quel momento le auto a seguito dei corridori non mi hanno disturbato piu’ di tanto, ma ora dopo il Passo il loro impatto era altamente disturbante.

Circa 200 metri di auto bloccate in salita al Passo della Colla con motori accesi, luci di fari fastidiosi, smog, clacson e imprecazioni. Arriva l’ambulanza a sirene spiegate e le auto non sanno dove posizionarsi al punto che rimango bloccato per alcuni secondi.

Stendiamo un velo pietoso. Sono in tenda per ritirare il borsone  e incontro il mio amico Emanuele giunto solo 1' davanti a me.
Caos nella ricerca del borsone ma sono stato fortunato. Abbiamo preferito cambiarci a 10 gradi    all’aperto perché la confusione in tenda era tanta. Io e emanuele decidiamo questa volta di correre insieme . Veloce ristoro e via come lucciole  in discesa. Illuminazione notturna perfetta anche se altri runners  sembravano dei pannelli  illuminati della 3M. 

Non girano bene le gambe e qualcosa mi ha disturbato. Forse la coca cola, forse l’acqua gassata oppure il te caldo. Ho dovuto fermarmi e rilassarmi con lo stomaco. Sono rinato. Anche se non ho mangiato ma ho solo bevuto ore mi sento una tigre.

Km dopo km arriviamo a Marradi, al km 65, in un tempo di 8h26' e il mio amico Emanuele incomincia ad avvertire la stanchezza.
Gli avevo ricordato piu’ volte di non correre la prima parte del Passatore con ritmi da una 42 km perché le energie non sarebbero state equilibrate fino alla fine.

A Marradi,  ci fermiamo  5 minuti, ma la temperatura  di  9° ci sta velocemente raffreddando il corpo. Decidiamo  di rintanarci per 10 minuti nella sala dei massaggi.

E' un''oasi di piacere,  24° e massaggi rilassanti da mani esperte.
Ci rimettono a nuovo e così partiamo di nuovo rinfrancati.

Non saltiamo neanche un rifornimento, ma non riesco a mangiare.
Al contrario Emanuele è un pozzo senza fondo.

Ci siamo, prossimi al km 88,5 Brisighella. Prima dell’arrivo c’e’ qualcosa di strano. All’inizio della salita c'é, un folto numero di ragazzi  con tanto di trombe sulla bocca  e schiamazzi all’inverosimile.

Li saluto educatamente e loro rispondono altrettanto  ma poi capisco che il tifo da stadio era per un ragazzo del luogo che stava arrivando anche lui a Marradi.

Una bolgia, un entusiasmo che hanno manifestato accompagnandolo fino alla pedana del rilevamento CIP.

Marradi: tempo impiegato 12h11'  e siamo alla fine: pensavo.

Ma ecco che Emanuele dà i primi segni di vera stanchezza.
Come al solito io non desisto e gridando, trascinandolo e rimproverandolo siamo al km 99.

Faenza è nostra.
Emanuele decide di camminare l’ultimo km e m'invita - per non dire che mi ordina - di andare via correndo a ritmi non piu’ blandi. Sissignore, agli ordini!

E allora vendo cara la pelle, perché ho tanta energia in corpo ancora da bruciare. Correndo a 4,20 sono riuscito a recuperare 17 atleti e chiudere  in volata come è mio solito.

Il tempo di recuperare la macchina digitale e immortalare il grande Emanuele che arriva spossato all’arrivo.

E’ finita.  Il Passatore  2012 ce lo portiamo a Siracusa .

Riposiamo  presso il Palazzetto dello Sport, dove sono allestite le brande, e dopo  sei ore ritorniamo in Piazza del Popolo per ritirare i vini e ritrovare i campionissimi.

Mi ero ripromesso di trovare Calcaterra per immortalare l’evento.

Fortunatissimo,  lui è in piazza e con la sua educazione  e tanta  disponibilità ci siamo fatti una foto.

Due giorni intensi di emozioni, tutto il personale dei ristori bravissimo, assistenza - prima e dopo - impeccabile.

Ritorniamo a casa appagati, fisicamente bene a parte due grosse bolle sotto i piedi, e con la consapevolezza che per il 2013 ci riproveremo.

 

Altamura   Vincenzo     ASD IDEA EVENTS MARATHON SIRACUSA      tempo impiegato  13h59'34

Miceli        Emanuele     ASD  ARCHIMEDE  (Siracusa)                       tempo impiegato  14h07'58

 

 

racconto n. 4 Supemaratona Dell'etna (6^ ed.) da zero a 3000 metri di quota 16.6.2012

(Vincenzo Altamura) Non mi era ancora capitato in otto anni di running amatoriale di ritirarmi durante una gara. Purtroppo c’é sempre una prima volta e questa finisce con il diventare un ritiro amarissimo, soprattutto se ti viene imposto dagli organizzatori.
Subentra un senso di ribellione. Ma dopo, con i piedi per terra, accetti consapevolmente l’azione.
Avevo deciso di non scrivere i miei pensieri su questa dura salitona, ma - a distanza di 40 giorni dall’evento - ho dovuto cambiare opinione.
Evento. La Supermaratona dell'Etna è davvero  un grande evento.
Perchè ci si confronto, come dice Elena Cifali, ci si confronta Sua Maestà l’Etna. Ogni gara, di qualunque distanza, ha un suo fascino.
La Supermaratona dell’Etna sulla distanza di di 43,150 km e con i suoi 3000 metri di D+ è probabilmente in Italia la massima espressione di difficoltà e sforzo sovrumano richiesto.
La si rappresenta meglio se viene descritta con una carrellata sui volti sconvolti di tutti i runner in arrivo al traguardo.
Poi, gli ultimi hanno un doppio sguardo, che è assieme di sofferenza e gioia.
Non si capisce bene quale dei due stati d'animo prevalga, ma di certo vige il motto “E' finita”.
Ma veniamo a noi.
04 prima della partenzaAvevo programmato di correre questa nuova esperienza da questo inverno, ed era in lista subito dopo la 100 km del Passatore. Ho coinvolto il dott. Di Stefano Corrado, reduce della 24 ore del Sole e con mia gradita sorpresa ha accettato. Per l’etna non basta aver tanto fiato o tanti lunghi ma ho sempre creduto che ci vuole pochissima testa ma tanta e dico tanta forza nella spinta delle gambe.
Inoltre l’esperienza del 2008 mi ha obbligato a prevenire con opportuni accorgimenti  i crampi sempre in agguato.
E’ sabato, arriviamo a Marina di Cottone (CT)  di buon’ora.
La giornata è già calda e non vedo nulla di promettente.
Via via arrivano i runner e li trovo ben equipaggiati e atleticamente in forma, tutti scalpitanti con l’ascia di guerra.
Forse parto già sconfitto?
Vedremo.
Ritrovo vecchi amici, tra i quali l’onnipresente Santo Monaco e la mitica Elena, pronta a immatricolare l’evento a modo suo.
Arriva Calcaterra e già l’aria si surriscalda.
Siamo tutti pronti sulla sabbia, un minuto di silenzio e finalmente lo sparo.
Via! Non c’e’ la calca e assieme ai pochi altri che chiudono la fila, evitiamo di far entrare sabbia nelle scarpe.
Altro che corsa! Sembra una sfilata di moda...
Parto piano senza forzare e, inevitabilmente, si forma - accanto a me - un gruppetto di sostenitori del risparmio energetico.
Per andatura e scambio di opinioni sembra di correre un’ultra di 100 km.
Primissime salite poco impegnative e si arriva al paese di Piedimonte Etneo.
Tutti ci aspettano e lo speakeraggio fatto dal Sindaco ci stordisce.
L’aria calda inizia ad aumentare e meno male che le fontane siano presenti lungo il percorso. 
05 partitiSpuntano anche punti acqua estemporanei con manicotti o tubi di gomma: una vera e propria panacea per addolcire le nostre sudate e attenuare quelle venture.
Oltrepassiamo il paese e ci ritroviamo in prossimità dell’autostrada.
Da quel punto in poi si incomincia a salire per Linguaglossa e l’Etna prende a dettare con autorevolezza i suoi tempi.
In salita incrocio un runner che mi è familiare e ci presentiamo.
E’ proprio lui l’Ultra Sciarratta.
Strano luogo di incontro, ma si tratta di un incontro che è, comunque, nella norma perché dicono che tutti i corridori sono dei matti. 
Lo lascio andare: si vede bene che è piu’ in forma di me e affronta la salita come un ventenne.
Le ultime salite e, finalmente, il paese.
Si percorre un buon rettilineo e si passa davanti al traguardo volante.
Senza essercene resi conto siamo già al km 15. 
Stessa scenografia del 2008.
Ci salutano in tanti, presenti sul marciapiede.
Ritrovo anche il "tunnel della felicità" con un gettito continuo di acqua rinfrescante. Preferisco non bagnarmi e mi allontano. 
All’uscita del paese trovo un ristoro sul lato destro della strada.
Non mi fermo, ma questa mia decisione si rivelerà un errore grave.
Inizia quindi la lunga salita che ci porterà al km 33 al Rifugio Provenzano.
L’andamento è piano e costante, ma il caldo risulta ora insopportabile.
Mi sorpassa 
Salvatore Crudo, amico di corsa di Elena Cifali, che mi chiede se è tutto a posto.
Rispondo di sì al momento.
Si va avanti, ma avverto che qualcosa non va.
Sono sprovvisto di cappello e di una maglietta a manica corta.
Con la canotta e senza crema Il sole inizia a farmi bruciare la pelle delle parti scoperte e, inevitabilmente, mi ritroverò con ustioni di primo grado.
Errore imperdonabile non aver pensato a degli accorgimenti appropriati. Bocciato.
Pru avendo con me una bottiglietta di acqua per le bevute estemporanee, al km 21 circa  mi blocco, sentendomi spossato, con le gambe inchiodate sull’asfalto e le mosche tutt’intorno che fanno festa.
Lì per lì, ho pensato di ritirarmi, rendendomi conto di non avere più energie e soprattutto concentrazione.
Rimpiango il ristoro precedente che ho snobbato.
Intanto, gli ultra non desistono mai e - come al solito - si cerca di ripartire.
In tanti mi sorpassano e non riesco a stare al  loro passo.
Perdo molto tempo,  ma  sono fiducioso di potercela fare.
Insistendo, riesco ad arrivare al km 25 circa  dove é presente  il famosissimo ristoro del Rifugio Ragabo.
Il tempo di mangiare qualcosa ed ecco che mi rianimo e tornano le forze,  sicché mi sento pronto a continuare.
Nel frattempo mi raggiunge l’amico Di Stefano che è stupito nel vedermi.
Gli spiego la situazione e mi  invita a seguirlo. L'ho esortato ad andare avanti senza fermarsi e che ci saremmo rivisti al Rifugio Provenzano.
Riparto, consapevole di arrivare fino in fondo.
Sono al km 27 circa e si ferma un camioncino della forestale. ne esce un operatore e con mio grande stupore rimuove il cartello distanziometrico e prosegue la corsa piu’ avanti per ritirare il successivo.
Supermaratona Etna partenza con Elena CifaliNon ci posso credere! Se l’ha fatto, ciò significa forse che sono l’ultimo?
No non è così: ci sono altri che mi raggiungono.
Allora non capisco tutta questa fretta.
Gli ultimi chilometri prima dell’arrivo al km 33 sono molto tosti, ma li supero senza problemi.
Anche qua, un lungo rettilineo prima del rilevamento intermedio.
Provo a  passare ma mi bloccano: “Fuori tempo! - mi dicono - Secondo il regolamento lei è oltre il tempo consentito e quindi non puo’ salire”.  
Accetto il verdetto, mentre altri runner incominciano a surriscaldarsi, perché ritengono che non sia giusto, che il regolamento dava 6 ore come tempo massimo, senza peraltro parlare di "porte cronometriche".
Tutti erano innervositi e anche il giudice.
Io no. Faccio dietro front e vado verso la tenda cambio abiti  che, stranamente, era posizionata 100 metri prima dell’intermedio. Arriva in quel momento anche il Di Stefano pronto per salire (si era nel frattempo cambiato), ma l’amara sorpresa  gli lascia un senso di dispiacere.
Senza alcun dubbio se ci avessero lasciati andare avremmo avuto qualche possibilità di concludere in tempo perché noi “ultra” stranamente, dopo un momento di pausa, ricominciamo a correre da zero come se non avessimo affatto corso e faticato fino a quel momento. 
Le fantastiche ciliegie e le pesche dell’Etna ci hanno addolcito la bocca.
Il ristoro è stato gradevolissimo.
Prima di ritornare a valle con il pullman ho avuto il piacere di rivedere e salutare il Big Calcaterra. Mi è sembrato  che si volesse  scusare per aver chiuso in 2° posizione dando colpa alla società aerea Wing Jet che gli ha tolto ore di sonno.
La realtà è diversa.
L’Etna - Sua Maestà - non perdona.  
Concludo dicendo che è stata una bellissima gara di forza, da rifare il prossimo anno, ma con qualche allenamento specifico per la salita, visto che a Siracusa esistono  solo strade pianeggianti.
Di Stefano, caro amico tapascione di corsa, è sempre fiducioso per il prossimo anno e sin da adesso si propone di ritentare la scalata, perché non capita tutti i giorni di  essere premiati con una bellissima medaglia  a 3000 m. di quota.
Una cosa davvero unica nel suo genere.

Racconto n.5 --- 100 km del Passatore 41 ^ edizione FAENZA 25/26 maggio 2013

"Idea Events Marathon" e uno degli organizzatori della Siracusa City Marathon), già finisher di una precedente edizione, ha partecipato alla 41^ 100 km del Passatore che si è svolta tra il 25 e il 26 maggio 2013, con numerosi altri siracusani che hanno così dato vita sulle strade del Passatore ad un avvicente spirito di squadra. Nel gruppo di Siracusani che hanno preso parte alla Cento, anche l'esordiente Raffaella Casaburi.
Di seguito il suo racconto che parte da lontano, cioè dalla decisione presa di gareggiare sulla distanza dei 100 km per la seconda volta, dopo l'esperienza condotta felicemente a termine nel 2012, racconto che volentieri pubblichiamo.

Vincenzo Altamura così sintetizza felicemente la sua esperienza:

  • ·         ci sono riuscito perché credo in quello che faccio;
  • ·         ci sono riuscito perché ho cercato di trasmettere fiducia nelle proprie potenzialità;
  • ·         ci sono riuscito perché ho limato il mio tempo precedente della Torino - Saint Vincent 2012;
  • ·         ci sono riuscito a chiudere la gara senza farmi male e con le braccia al vento;
  • ·         infine, ci sono riuscito a riportare a Casa il Passatore! 


(Vincenzo Altamura) La 100 km del Passatore 2013 è finita  e si pensa solo a recuperare le forze. Mentre sono a casa e seduto davanti alla mia radio e partecipo   ad una gara radioamatoriale utilizzando il  nominativo IT9NVA mi viene in mente che è giunto il momento di iniziare a scrivere due paroline riguardante  la gara   trascorsa ormai  da sette giorni.

I preamboli e la preparazione. Penso che, per evitare di entrare subito nel vivo del percorso, forse è meglio fare un passo indietro e parlare dell’avvicinamento  al grande evento.

E' risaputo che chi affronta questa 100 km la prima volta e la termina in condizioni umane accettabili, viene spontaneo rimettersi in gioco una seconda volta.

Forti dell’esperienza 2012, io e il caro ultrafinisher Emanuele Miceli abbiamo deciso di incontrarci piu' volte per  pianificare la migliore strategia di gara possibile e soprattutto per acquistare con ampio anticipo i biglietti aerei, dando definitivamente un senso compiuto alla nuova pazzia in procinto di iniziare.

Litighiamo come due fratelli, pizzolato si pizzolato no? carico medio, leggero, medio alto? Ma il buon senso dice di iniziare carico leggero e inserire successivamente il carico medio.

Unica mia raccomandazione è che l'impegno vero partirà solo dopo aver terminato l'organizzazione della Siracusa City Marathon del 27 gennaio essendo parte attiva.

Si inizia  speranzosi, con  tanta buona volontà.

Whoops! Ecco che irrompe nella scena una terza figura, una donna, Raffaella Casaburi, mai conosciuta in precedenza, forse vista durante le uscite domenicali  e  comunque amica di infanzia di  Emanuele.

E come in tutte le civiltà e i sodalizi giovani iniziano le prime incomprensioni.

Raffaella ritiene che il carico medio non basta e forse ci vuole il carico pesante di Pizzolato + palestra + piscina.

Cerchiamo di farle capire che il nostro obiettivo è di chiudere la gara in 13 ore circa, senza farsi male e ritornare con la pellaccia a casa ma soprattutto  terminare la gara con il sorriso e le braccia al vento per immortalare l’evento.

Come sempre prevale il buon senso e si attua quanto già stabilito in precedenza.

In ogni caso, chi se la sentiva poteva aggiungere altri allenamenti  rispettando quello principale.

I chilometri scorrono, giorno dopo giorno, in scioltezza e notiamo che Raffaella ha decisamente una marcia in più, dimostrando di possedere una riserva di energie be più cospicua della nostra.

Sarà la palestra o la piscina, ma è, nel complesso, molto dinamica ed energica.

Il primo test di verifica è la Mezza di Riposto (CT) e la mia unica raccomandazione nei confronti di Emanuele è stata quella di non sforzarsi ad inseguire il proprio primato perchè gli allenamenti sostenuti ad oggi non lo permettono.

Ho parlato con il muro.

Dopo due giorni, Emanuele accusa un acuto dolore al ginocchio destro e così il suo calvario sarà il nostro al punto che la mattina, dopo gli allenamenti, gli telefonavamo per rincuorarci sulle sue condizioni di miglioramento fisico perché desideravamo recuperarlo al 100%.

Il trio di corsa si è rotto ed è toccato a me prendere in mano la situazione.

In una prima fase, gli allenamenti consistevano nel reggersi sulle gambe e abituare la mente  alla lunga distanza.

Nei confronti della neofita  Raffaella ho cercato di  far capire di  non essere precipitosa e insaziabile di km di allenamento  perchè  nella seconda fase ci sarebbe stato il salto di qualità che avrebbe condizionato la tenuta atletica per l'accumulo di  stanchezza o meglio acido lattico da smaltire.

Detto fatto, tutte le simulazioni di gara con variazioni di altitudine,  salite ripide, progressioni in salita, variazioni di passo, variazioni di piano o falsopiani, uscite all'alba  e soprattutto uscite pomeridiane con  30° di temperatura .

Di tutto e di piu' e in queste occasioni si sono avvicendate anche  due altre amiche  di corsa Carla AlianoDaniela Giuffridasempre di Siracusa entusiaste di far parte, con il piccolo proprio contributo, all’avvicinamento  alla gara della loro amica Raffaella.

Non voglio dimenticare anche altre due amiche runner  di Raffaella, non ricordo il loro  nome, che hanno sempre incoraggiato la loro amica.

Siamo agli sgoccioli degli allenamenti e con l'ultima uscita di martedì, le gambe ci sono, lo spirito da guerriero c'é e, soprattutto, lo dovevamo anche per Emanuele che ci ha accompagnato lungo questo percorso di preparazione. 

La vigilia. E’ venerdi’ 24. Ci incontriamo tutti belli e sorridenti e ci avviamo verso l’aeroporto di Catania.

Non mi sembra vero, ma Emanuele è equipaggiato all’inverosimile.

Due-tre cambi con luce notturna e tanta allegria.

Di tutto e di più. Dovrò crederci  che vorrà essere uno di noi alla partenza ? 

Comunque vada la forza di lottare fino in fondo e la determinazione è un toccasano.

Forza, Emanuele!

Con l’aereo fila tutto liscio in direzione Bologna ma la perturbazione che ci accompagna  negli gli ultimi venti minuti non è buon segno.

Monitorando per un certo periodo il meteo da internet ci siamo resi conto che la corsa non sarebbe stata una semplice passeggiata ma il gioco forza di acqua e freddo  erano da mettere in  conto.

Ascoltando al telefono altri runner da catania aeroporto  sembrerebbe che alcuni voli sono stati ritardati nella partenza o dirottati in altri scali.

Insomma, tutto in salita.

A Bologna. Bologna, città fantastica, ricca di studenti universitari ovunque e soprattutto dopo due ore da turista una mega pizza presso una pizzeria gestita da Napoletani.

Un piacere immenso ricompensato due giorni dopo con un ottimo bis. Mettiamo in conto anche una buonissima birra alla spina.

Nel primo pomeriggio, direzione Faenza.

Ritiro numero e pacco gara, saluti a tutta la segreteria e soprattutto  la tenace Tatiana sempre incollata al telefono.

Ci dirigiamo verso la palestra, saluto  gli amici presenti soprattutto quelli dell’ASD Stracagnano  capeggiati dal mitico Pasquale Giuliani e dopo un break di relax  ritorniamo sui nostri passi per  il chiosco dell’abbuffata .

Ecco qua la proiezione dei filmati surplus delle gare del passatore, saluto il caro Maurizio Crispi che come sempre è intento a scattare foto e, vai, si mangia!

Tra le due portate ,  vino e dolce  abbiamo la possibilità di scambiare le nostre vedute  con il campione italiano Antonio Armuzzi  e la campionessa croata Marija Vrajic  che sarà la futura vincitrice della 41^ edizione.

Ultimi saluti e riposo assoluto dei guerrieri.

Il giorno della gara. Sabato , 'Azz...  di prima mattina un sole splendente.
Mamma mia e allora altro che acqua qui ci si abbronza.

Commento molto positivo ma le cose belle sono passeggere.

Infatti nell’avvicinamento a Firenze si nota la differenza del meteo,aria tenebrosa , pioggia e freddo.

Sarà così fino alla partenza delle 15.00.

Firenze, ognuno cerca di arrangiarsi dove capita.

Mi ritengo fortunato, perché ho trovato  ricovero  all’interno dell’androne di una banca.

Siamo stati costretti a lasciare dei passaggi per il bancomat, ma - dopotutto - i residenti e stranieri capiscono le esigenze del momento dei runner e anche la pazzia a cui si apprestano.

Tutti bravi, un plauso.

Emanuele ha deciso di non essere tra i nostri e ha dihiarato che ci avrebbe scortato lungo il percorso.

Ci siamo, scatta l’ora X.

La gara. Non la smette di piovere e siamo riparati sotto una tenda di un locale  accanto al  lungo serpentone umano.

Ci riscaldiamo saltellando e raccomando sempre raffaella di non lasciarsi andare nella prima parte di gara e soprattutto di guardare per terra per evitare le pozzanghere prima della salita.

Ecco lo sparo, un lungo applauso e ci incamminiamo per il rilevatore elettronico.

Continua a piovere ma in tono piu’ basso , siamo intrappolati nella calca .

Finalmente lasciamo Firenze e iniziamo a Salire.

Non piove piu’ e  incominciamo a metterci a nostro agio con un ritmo piu’ veloce.

Gli allenamenti fatti danno le prime risposte.  Non siamo ultimi e incominciamo a macinare metri.

L’aria è freschissima con la temperatura sopportabile. 

La pioggia di Firenze ci ha tolto quel piacere che hanno tutti i  runners di ritrovarsi e fotografarsi  prima della partenza .

Ci tenevo a immortalare l’evento con alcuni runner di Catania.

Inoltre, avevo sperato di trovare un’amica virtuale di  Facebook per la nuova foto 2013 e come sempre avviene sono stato ricompensato.

Anche senza la foto ho avuto il piacere di salutare in salita Sabrina Tricarico che ha ricambiato con affetto.

Durante il percorso iniziale troviamo le solite  stranezze presenti in una gara e in particolare c'è chi corre con i sandali, chi con la parrucca, chi spinge un carretto, fidanzati mano nella mano, ma forse la cosa piu’ strana una pillola blu per terra.

Chissa sarà Viagra? Non mi meraviglierebbe l’uso improprio visto che è doping .

Non lo sapremo mai.

Pensiamo alla gara.

Tra una chiacchiera e la curiosità di notare le varie iniziative di affetto nei nostri confronti mostrato dai residenti dei luoghi attraverso applausi e lenzuola con tanto di pubblicità,  ci ritroviamo alla  vetta le Croci .

In linea generale, mi sento molto bene, respirazione regolare e non affannosa .

Il tempo in questo momento è clemente, si sta freschi e da Dio.

Si scollina e si inizia a scendere.

Bello, pioggia nessuna ma la speranza svanisce al km 24/25. Solo cinque minuti di pioggia intensa per ricordarci che non siamo soli.

E va bene cosa sarà la pioggia in confronto al freddo che andremo a beccarci alla famosa Cima Coppi che, sul percorso di gara della 100 km del Passatore,coincide appunto con il Passo della Colla a circa 1000 metri di quota.

Avviso Raffaella che al km 31, Borgo San Lorenzo mi sarei fermato per almeno cinque minuti per mangiare e eventualmente cambiarmi prima di proseguire.

Avrà capito, visto che si è portata avanti di cinquanta metri?

Si capisce che è in forma e, quindi, è giusto che prosegua sulla propria strada.

Ci siamo, il Bip al passaggio da Borgo San Lorenzo suona a 3h27'24 in linea con quanto stabilito, per una corretta  gestione della seconda parte della gara.

Ristorazione: poca, ma  perfetta.

Sensazioni buone, mi sento riposato  e ho  voglia di continuare e quindi si riparte.

Fuori paese trovo un cartello con l’indicazione 16 chilometri di salita.

Bene, ci sono: inizio a salire rapidamente, anche perché il cambio indumenti, grazie alla collaborazione del grande Emanuele, mi permette di velocizzare e sorpassare molti runner  fermi a quasi passo svelto.

L’aria è piu’ fredda, pungente: lo scaldacollo mi da una sensazione di caldo mentre  la respirazione è piu’ affannosa.

Il rumore del movimento delle acque lungo la strada  viene spesso occultato dal rumoraccio di tantissime macchine in transito in direzione del colle.

Porca miseria, il bip del Colle di Casaglia, al km 48, in ore 05:59:28 mi dice che sono in anticipo.
Ritrovo il caro Emanuele che, infreddolito come un eschimese, mi passa la luce notturna.

Lo saluto e lo invito a seguire Raffaella che è più avanti di me.

E’ la prima volta che scollino questo luogo ancora  con la luce del giorno e mi rendo conto che è un posto fantastico e incantevole.

Fa freddo, i cinque gradi si fanno sentire, ma  - per fortuna - non piove e inizio a scendere rilassato con un ritmo non  veloce.

Con questo assetto in  compagnia di alcuni runner mi ritrovo al rilavamento di Marradi km 65 in  08:10:23.

Ecco le prime avvisaglie di una crisetta incipiente.
Non riesco a mangiare. Si ripropone lo stesso sintomo di disturbi allo stomaco, già collaudato in altre edizioni.

Sarà il freddo oppure lo sforzo? Non lo saprò mai.

Devo forzarmi a mangiare, ma non ci riesco e  allora bevo solamente.

La sosta è brevissima e si riparte.

La  sofferenza me la porto appresso fino al km 70 e, a causa di un bicchiere traditore contenete  acqua gasata e non naturale, ho dovuto  liberare il  mio contorto  stomaco.

Mi riprendo subito  e sono  determinato a continuare .

Il tempo è  mite, si toccano i 9°, ma sostanzialmente si sta molto bene.

Ai piedi del paesino di Brisighella incontro un nutrito gruppo di ragazzi che animano la notte a squarciagola con il motto: Dai che ce l'hai fai!.

Sono gli stessi dell’anno prima.

Bravissimi.

Brisighella  il bipmi ricorda che sono al km 88,5 tempo 11:32:16  .

E’  un buon passaggio e se non ci saranno intoppi  posso  provare a chiudere la gara sotto le 13 ore.

Un bicchiere di the caldo e via si riparte.

Il the, buonissimo e gustoso, mi ha aiutato molto poco  perché neanche il tempo di uscire fuori paese  che ho dovuto nuovamente liberarmi dallo stomaco.

Una reazione fisica molto forte, ma  gestibile.

Con rammarico, ho notato che molti runner mi hanno sorpassato e filato liscio disinteressandosi del mio mal di pancia.

Tra me e me, mi sono chiesto se, visto che la formula dello spirito trail è inesistente  in questi momenti, io mi sarei preso le mie soddisfazioni.

Anche se ho perso tempo per la forzata sosta non mi sono dato per vinto.

Il mio corpo si è ricordato degli allenamenti.

Sotto la pioggia incessante che dal km 88 mi ha accompagnato alla fine, uno dopo l’altro li ho ripresi e staccati con gli interessi  e, finendo la lunga galoppata a braccia  aperte, sotto il tabellone dell’arrivo in 12:58:07.

Ad aspettarmi tante ragazze infreddolite pronte a incorniciare ogni runner in  arrivo con la medaglia ricordo.

E anche per questa volta posso dire: "Io c'ero".

Ho incontrato  Emanuele che mi ha immortalato con due foto veloci e mi ha  trovato in buone condizioni.

Subito dopo,  ho incontrato Raffaella sotto i portici dome  mi aspettava con tutta la sua famiglia  e ho colto l’occasione per porgerle i  miei complimenti per  la sua bellissima prestazione finale di 12:21:20: un ottimo esordio!

Ormai notte fonda e piano piano con gli ultimi  passi forzati  ci siamo  recati  presso la palestra.

Ed ecco qua: si entra nel mondo magico della palestra fatto da  ristoro interno, docce con acqua calda abbondante , massaggi a volontà messi in pratica  da un team di bravi istruttori e brande .

Trovo per la prima volta la superrunner modella Luisa Betty ( fans page di facebook), molto sconsolata per via di un  problema  fisico lungo il percorso di gara che non gli ha dato tregua  ma  soprattutto di non aver  ritrovato la sua borsa a causa di problemi tecnici dell’organizzatore.

Nonostante tutto mi ha salutato con affetto e come da grande campionessa che è  non mi ha negato una foto ricordo. Grazie luisa.

Con la via di ritorno, il bis pizza gigante a Bologna, l’incontro con  Pino Grasso (sconsolato perché ha mancato il suo duro obiettivo a causa di un problema fisico e gli auguro una pronta e veloce  guarigione ), R. Manguso e company all’aeroporto di Bologna, finalmente sono  a casa.

Concludo dicendo che  è stata una bellissima gara, con situazioni disagevoli davvero imprevedibili, ma superabili;  bravi tutti quanti,  dai runners  agli organizzatori ai volontari, bravo anche il custode che ha gestito la palestra e bravi Emanuele-Raffaella.

Abbiamo riportato a Siracusa il Passatore 2013!

 

RACCONTO N. 6 ------ 100 Km Torino - S.Vincent del 13 ottobre 2013

100 km delle Alpi 2013 (5^ ed.). Il racconto di Vincenzo Altamura: "La 100 km delle Alpi in quattro parole: fantastica gara, fantastici luoghi!"

100 km delle Alpi 2013 (5^ ed.). Il racconto di Vincenzo Altamura: La 100 km delle Alpi (alla sua 5^ edizione) si è svolta tra il 12 e il 13 ottobre 2013. Come segno tangibile dell'attecchimento del verbo dell'Ultramaratona in Sicilia, vi ha partecipato un nutrito gruppetto di Siciliani (alcuni all'esordio nella specifica gara o addirittura in una 100 km), tra i quali anche il siracusano Vincenzo Altamura (già finisher di questa 100 km nel 2011).
Quelle che seguono sono la sua esperienza e le sue impressioni, così sintetizzate in quattro parole: "Fantastica gara, fantastici luoghi".

(Vincenzo Altamura) Ecco  forse sono quattro le parole per racchiudere un evento ultra da incorniciare.: "Fantastica gara, fantastici luoghi".

Lo posso dire senz'altro dire che sono appagato.

La gara non rientrava nei miei programmi autunnali ma, come solitamente avviene per noi piccoli ultra, se ti chiamano, scatta la famosa scintilla soprattutto se fisicamente stai abbastanza bene .

Gli allenamenti sono stati molto sobri ed ho approfittato della preparazione atletica che stavano affrontando  un nutrito gruppo della podistica amatori di siracusa seguiti dal caotch Leo Vecchio in vista della maratona di Amsterdam.

E’ venerdì 11 ottobre, ho lasciato Siracusa avvolta in un clima tropicale di 27° per immergermi  nel freddo e tenebroso cielo   a 14° di Torino.

E se poi non bastasse una copiosa pioggia pomeridiana per ricordarmi che l’indomani ci sarà da soffrire.

Il solito giro pomeridiano da turista e la giornata si conclude con una ottima  pizza napoletana fatta da mani esperti e pinta di birra.

Ci siamo è sabato 12: arrivo in anticipo al campo base della partenza (questo spostato di location) e quasi tutto il team, con a capo il big Enzo Caporaso, mi dà il benvenuto.

Dopo i saluti ho evitato di continuare a  distrarli e mi sono rintanato negli spogliatori per rilassarmi a ritmo musicale degli U2.

Ottimo riparo perché i 10° all’aria aperta non si sopporta facilmente.

Via via che arrivano gli atleti, il piccolo piazzale si riempie di gente e tra baci, saluti e foto di rito incontro i due runner avolesi (SR) Mugneco e Fusco in gran forma.

E’ evidente che  sono agguerriti: la loro lunga preparazione estiva fatta di sudore tropicale darà certamente i risultati positivi cercati.

Molto tempo addietro avevo fatto una promessa ad una ragazza e ho cercato di  realizzarla.

Detto fatto, la trovo davanti al deposito bagagli.

Lei e Giancarla Agostini, seguitissima da tantissimi fan in Facebook e, poi, con le avventure del cane Pablo ha commosso un po tutti.

E’ l’unica vestita con una tuta tecnica scintillante e abbagliante, distinguendosi da tutti noi che vestiamo in modo tradizionale.

100 km delle Alpi 2013 (5^ ed.). Il racconto di Vincenzo Altamura: Finalmente baci, saluti, baci e foto di rito.

Va bene così! Possiamo iniziare.

Ma ecco mentre non te l’aspetti, mi ferma Alessandra Rada, un cara runner di corsa dell’edizione 2011.

Una serie di scambi tecnici per come affrontare  la gara e subito via, lo sparo, si parte.

Pensavo di avere i valori di adrenalina alti, ma ben presto mi rendo conto che la gara è inizialmente liscia.

Solito ritmo blando, almeno per me, ancora nel traffico stradale.

Vengo subito sorpassato da un runner che indossa la mascherina antigas.

Mi viene da ridere perché se corresse a Priolo (SR), forse avrebbe bisogno anche della bombola d'aria arricchita di ossigeno sulle spalle.

Comunque lui mi assicura che la maschera è un deterrente alle polveri sottili che ahimè per molti tratti saremo costretti a respirare.

Dopo le prime battute si vanno delineando via via i gruppi di corsa.

I due di Avola sono scomparsi dalla circolazione.

Comunque mi ritengo, fortunato, perché riesco ad aggregarmi ad un gruppo dalla falcata quasi costante con il quale reggerò fino a metà percorso.

Il meteo è ottimo: non si avvertono piu’ i 10° fastidiosi e la temperatura continua ad essere mite via via che ci allontaniamo da Torino.

Un lieve indolenzimento vicino all'inguine sinistro mi suggerisce di non forzare ma dopo va via, soprattutto quando ciò capita senza accorgermene perchè sono trascinato dall'entusiasmo degli altri.

Non salto alcun ristoro, cerco di mangiare e di bere - ma non troppo - ma soprattutto di perdere pochissimo tempo per poi ripartire.

La mente incomincia a vagare ed entro nel giro virtuoso psico-mentale,con l'emergere di pensieri belli e brutti, di ricordi di persone e di tutto ciò che è positivo.

Siamo entratipassati al di là della magica porta dell’ignoto, ed è quando ti accorgi di percorrere  chilometri e chilometri senza più rendertene conto.

In effetti, mi ritrovo davanti un lungo percorso di avvicinamento alla città di Aglié che, con la sua maestosa Regia Sabaudia, ti accoglie a braccia  aperte.

Anche qua ricco ristoro, e si riparte.

Sostanzialmente, in generale, il percorso di gara è molto scorrevole e senza difficoltà. In via generale il traffico è sostenibile anche se lo stronzo automobilista di turno c’é sempre ed hai sempre la possibilità di godere e contemplare i vari aspetti paesaggistici che si fanno via via più belli man mano che si progredisce.

Forse è questa l’arma vincente di questa gara che, a differenza della 100 km del Passatore si sviluppa in pieno giorno (quasi, poichè gli ultimi, sconfinano nelle prime ore del giorno successivo).

Uno come me, semplicemente finisher,  corre solo due o tre ore di notte e al buio.

Dopo Aglié, driblando i campi di mais, immergendomi tra i piccoli borghi incantati mi  ritrovo ad affrontare una bellissima salita poco impegnativa e ricca di ripe stradali e scarpate ricoperte da castagne venute già da maestosi alberi.

Anche l’odore della natura fa il suo corso, l’olfatto è saturo di  aria freschissima .

Arrivo al km 50 in 5h42 minuti, e qui trovo un'accoglienza splendida e scherzosa come sempre.

Un veloce cambio di indumenti, ristoro veloce e via si riparte alle 06h08' di gara.

Meno male che ho portato i guanti, lo scaldacollo e un cappello pesante (accessori utilizziati a Siracusa solo per pochi giorni in pieno inverno), perché saranno la mia salvezza.

Affronto la discesa da Alice Superiore con altri runne soprattutto con  Alessandra Rada, pianificando di riuscire a chiudere la gara  insieme.

La discesa risulta essere molto facile e si corre in scioltezza fino al km 58 circa.

Incomincia ad abbassarsi la temperatura.

Capisco che il freddo non è salutare soprattutto poiché - dal km 63 fino al km 68 - ci accompagnerà una sottile pioggerellina che,  a volte, si fa copiosa e disgraziata.

Non ci ferma nessuno, le gambe ci sono e incominciamo ad abbracciare  le montagne che si avvicinano.

Lo sguardo è quasi sempre all’insù e mi chiedo dove sarà Saint Vincent con le sue luci tiepide della notte?

Passiamo il km 80 in 10h02.

Mamma mia! Posso pensare di realizzare il mio tempo personale, ma non tutte le ciambelle riescono con il buco.

Avverto le prime farfalle allo stomaco e capisco che qualcosa succederà: invito, quindi, Alessandra ad andare avanti nel caso in cui mi fermassi perché lei  ha tanta forza da vendere.

Dopo il penultimo ristoro avviene il patatrack. Ubriacandomi di acqua e integratori mi fermo sul ciglio della strada e libero finalmente lo stomaco.

Sono al km 94 ed è finita la gara di corsa.

Analizzando a mente fredda, mi rendo conto che la causa è sicuramente l’eccesso di liquidi, troppo poco cibo solido, assieme al mix del freddo e dello sforzo atletico.

Non mi perdo d’animoe passo subito al piano B. C'è sempre un piano B - o almeno dovrebbe esserci...

Mi aggrego ad un gruppo di runner, incolonnati a passo svelto.

Il passo svelto, un tipico allenamento che ho provato più volte durante il periodo di preparazione trimestrale prima della gara, mi è congeniale: infatti i sei km che mancavano per terminare li ho percorsi senza alcun affaticamento.

Per ben due volte ho visto gironzolare Caporaso prima con la moto e, dopo, con il furgone per accertarsi che tutto procedesse bene.

Ho superato le ore 23,00  e arrivo all'altezza della piazza a  Saint Vincent .

Ora,  rimangono solo 800 metri al traguardo che sono tutti di salita spacca gambe e che ci portano allo stremo.

Ultimi sforzi e transito nell’arco del trionfo, levando le braccia alle stelle.

In quel momento, ringrazio in silenzio tutti quelli che mi vogliono bene e che sono stati i miei angeli custodi.

Cavolo la temperatura è freddissima: si aggira  attorno ai 3°-5°.

Un bel coraggio ha mostrato il  team di Caporasoc he ci ha aspettato tutti, combattendo il freddo con imbottiture da  veri  Pinguini.

Mi invitano a proseguire per cinquanta metri per entrare nel Paradiso Terrestre, le famose terme.

E’ proprio vero, un caldo coinvolgente mi stritola al punto che il fisico dimentica per un momento lo sforzo appena fatto.

Che goduria! Tutti i servizi messi a disposizione, dai massaggi alle docce spaziali, dagli accappatoi ai bagni extra-lusso.

Fantastico,  basta questo per poter esclamare  la fatidica frase  “Io c'ero!”.

La mattina seguente tra  bus, treno e aereo, ritorno in serata nella città di Siracusa ed mi immergo nuovamente nei 27° fastidiosissimi.

Che cosa mi rimane di questa gara? Tantissimo, come l'avere riportato a casa la pellaccia senza farmi male, l'aver riportato il trofeo “virtuale” delle Alpi 100 km a Siracusa, poter continuare a credere di essere un semplice finisher e null’altro, dare ancora piu’ valore all’amore che nutro nei confronti della mia cara Tiziana anche per via di un momento d’oro che stiamo attraversando, la consapevolezza che gente di mare come me  può  esprimersi in condizioni meteo proibitive . 

In ultimo, ringrazio Alessandra Rada quale ottima compagna di squadra di corsa a lungo percorso.

Gli inglesi dicono “See you later” , che è di buon auspicio.

Tempo impiegato 13:18:55     

 

RACCONTO N.7 ----- 10 NOVEMBRE 2013 Mezza maratona dell'Arhimede

Maratonina di Archimede 2013. Si può vivere una giornata di sport senza essere vincolati al numero di pettorale? (Vincenzo Altamura)

Maratonina di Archimede 2013. Si può vivere una giornata di sport senza essere vincolati al numero di pettorale? (Vincenzo Altamura)Non è necessario indossare sempre il pettorale. Ci si può sempre divertire, masticando chilometri e confortando con la propria presenza gli amici impegnati invece in una competitiva.
Un pezzo di Vincenzo Altamura contro la "Schiavitù dal Pettorale" che racconta di una gara non-gara, in occasione della Maratonina di Archimede, lo scorso 10 novembre 2013.

(Vincenzo Altamura) Si puo' vivere una giornata  di sport e non essere vincolati al  numero di pettorale ?
La risposta è si.
Mi frullava da diverso tempo di seguire gli atleti in una gara non con la bici o altro mezzo motorio ma semplicemente con le mie gambe.
Ed è stato così che ho pensato di associare i chilometri di allenamento domenicali con la maratonina della città di Archimede.
Ecco fatto, anche io ero tra loro.
Le normative FIDAL non autorizzano  un tale comportamento ma ho cercato di essere il meno visibile possibile e soprattutto di starmene al  margine del percorso.
Le mie intenzioni erano di scattare quante piu' foto possibili, stando in movimento. Ahimé! Io possiedo una semplice macchinetta fotografica, ma la determinazione mi ha premiato.
Domenica 10 novembre 2013, in una giornata alquanto calda con previsioni di picchi di 26°, mi sono avvicinato al Villaggio Archimede, dislocato all'antico mercato contornato da una moltitudine di colori delle varie bancarelle ivi presenti nell'atrio.
Un veloce saluto a chi lavorava e sono ritornato in piazza dove, indaffaratissimo, ritrovo il caro ultra maratoneta  Emanuele
Miceli. 
Mi rincuora vederlo impegnato continuamente considerato il periodo nero che sta attraversando e, comunque, subito dopo mi informa che si sposterà per presidiare una postazione acqua lungo il percorso.
Mi ritrovo a salutare altri amici ma soprattutto il maratoneta Paolo Fugale, ricordando la sua gara alla Maratona di Boston 2013, nel corso della quale è stato bloccato dalla sicurezza, a circa 1 km di distanza dal luogo degli attentati.
La piazza Pancali, luogo di partenza, si anima di atleti in movimento, si cominciano a sentire i primi richiami dello speaker ufficiale dell'evento Giuseppe Marcellino e, in anteprima, viene dato il via ai cicloni presenti.
Ecco, tutti in coda e io mi unisco agli ultimi per la partenza.
Noto il lungo serpentone che si incammina dopo l'arco di partenza e capisco che, effettivamente, la gara è partita.
Incontro i primi vigili che bloccano il traffico veicolare al nuovo ponte Santa Lucia.
Avranno tanto da lavorare.
La giornata è solare, raggiante, e fa caldo.
Incomincio a scattare foto a ripetizione e quindi inizia la mia lunga “passeggiata”, così come la chiamo abitualmente.
Oltrepassando la Porta Marina e attraversando il Bastione Aretusa con  il Castello di Federico II, mi ritrovo sul Lungomare d'Ortigia,  dove lo scenario del mare piatto, lo sfilacciamento degli atleti interrotti dalle ringhiere visibili a distanza mi danno un senso positivo.
Attraversando prima il Forte Vigliera e, subito dopo, il Forte Giovanello mi ritrovo - percorrendo via Trieste - esattamente al punto di partenza. Evito  di  passare sotto l'arco, defilandomi sulla sinistra,  e ci riesco.
Si ripete  il giro di Ortigia  una seconda volta e il caldo non dà tregua.
Al termine del secondo giro - siamo intorno al km 6 in Ortigia -  spunta il primo ristoro  e molti atleti provati dal caldo approfittano a dissetarsi,  prima di proseguire in direzione Ponte Umbertino.
Percorro  il ponte e mi ritrovo a correre  per Corso Umberto, famosa per i suoi  basolati distruggi-caviglie, e mentre sono  in procinto di arrivare al semaforo vengo  sorpassato dall'ambulanza  a sirene spiegate.
Dopo, mi hanno informato che un atleta era caduto e che era stato trasportato al Pronto Soccorso per accertamenti.
Il tempo di lasciare il suono delle sirene ed ecco il suono impaziente degli automobilisti provenienti da Via Catania e che  affrontano la Piazza Marconi.

A primo impatto, sembra che siamo nelle solite con la città che  non ama l'atletica:  il caos  tamponato da validissimi  Vigili Urbani i quali devono esercitare una repressione molto forte per contenere gli schiamazzi, l'ineducazione degli stessi automobilisti e i clacson rumorosi. 

Maratonina di Archimede 2013. Si può vivere una giornata di sport senza essere vincolati al numero di pettorale? (Vincenzo Altamura)Continuo ad andare avanti e all'inizio di Via Ermocrate  incontro la prima vittima: un runner che ritorna all'ovile.
E' nero in volto, si capisce che si ritira non per problemi fisici, ma per il caldo afoso che, in effetti, sta diventando insopportabile.
Percorrendo i settecento metri di Via Ermocrate mi sono ritrovato al famoso incrocio di accesso a Siracusa (viale Paolo Orsi – Via Columba e SS124) dove i Vigili Urbani ben armati di buona volontà  devono affrontare una guerriglia di automobilisti inferociti e incolonnati.

Siamo alle solite.
Tutto è difficile.  Saluto i Vigili eroi e vado avanti.
Al Cavalcavia del Carrefour, incontro un altro runner amareggiato che ritorna indietro, avendo gettato la spugna.
Continuo a fare foto e verso il km 10 incrocio il campione Massimo Vito Catania  (per lui era il km 17), già di ritorno.
Ormai il caldo ha preso il sopravvento.
Tutti arrancano. Io sono abituato a non bere durante la mezza e, salutando  il caro Emanuele Miceli fermo  al ristoro, proseguo per la Fonte Ciane.
Da questo momento in poi incontro la massa dei runner di ritorno dal giro di boa presente proprio al fiume Ciane.  Incontro l'ultra Elena Cifali circondata da tanti runner: la chiamo, ma non risponde.
Forse è in sovrapensiero o  non fa caso al mio richiamo.
Saluto l'ultra Salvatore Crudo che, invece, mi risponde incredulo, forse perchè non ero vestito con abbigliamento da runner.
Respirando tratti di aria satura di zagara e, comunque, immerso negli odori  della natura autunnale arrivo al giro di boa dove incontro amici intenti allo spugnaggio.
Un saluto veloce e si riparte.
Ho percorso  più  della metà della gara e, avendo esaurito gli scatti fotografici, ho deciso di aumentare il passo per il ritorno.
L'imput mi viene dato anche da un amico di corsa che, rallentando vistosamente e arrancando, mi invita a proseguire per la mia strada. Correndo in progressione incomincio a risucchiare tanti runner finchè a circa cinquanta metri  prima  dell'arco di arrivo mi fermo. 
Ecco mi viene incontro la mia cara Tiziana e con un cambio veloce di indumenti  ritorno alla vita di sempre.

Che cosa mi rimane di tutto questo?
Tante foto a disposizione di tutti, un'esperienza unica  nel suo genere, allenamento domenicale fatto, poco agonismo e tanto rilassamento.

Per la cronaca. la distanza l'ho chiusa in 1h 58'27.

 

 

RACCONTO n.8 --------- 100 km del PASSATORE il 24 maggio 2014

 

100 km del Passatore 2014 (42^ ed.). A volte ritirarsi è la cosa giusta da fare: il racconto del siracusano Vincenzo Altamura

 

[MC] Non sempre tutte le ciambelle riescono con il buco. Non sempre si riesce a portare alla fine tutti i Passatori. A volte cieca e determinazione e resilienza devono cedere a considerazioni più miti e prudenti. Fa le cosa giusta - è il motto a cui ciascun centista dovrebbe uniformarsi. E la cosa giusta, in questo caso, è non sforzarsi a dismisura e ritirarsi, riproponendosi di far meglio ad una prossima occassione.
Questa la prima considerazione al breve scritto di Vincenzo Altamura, siracusano, non certamente matricola della Cento del passatore e delle 100 km in genere, che sabato 24 maggio 2014 si è trovato allo start della 42^ edizione della 100 km del Passatore, ma è uscito dalla gara dopo appena 31 km a Borgo San Lorenzo per problemi gastro-intestinali, insorti sin dalle prime battute di gara.
Con una differenza però, rispetto ad altre volte: quest'anno  Vincenzo è diventato papà di un meraviglioso bambino che ora ha pochi mesi soltanto. E forse il pensiero del piccolo Andrea, a cui sicuramente voleva dedicare una Cento conclusa, lo ha spinto a ritirarsi, ascoltando pe rbene i segnali del suo corpo.
Posso dire di sentirmi perfettamente in sintonia con lui: io addirittura corsi la mia prima 100 del Passatore quando il mio primo figlio giungeva al traguardo dei primi 6 mesi di vita e quella Cento la corsi dedicondale proprio a lui e in uno stato di beata inoscienza arrivai al traguardo di Piazza del Popolo, soddisfatto e felice. 
Ma, in alcuni casi,  occorre ritirarsi, anche perchè ci sono a casa quattro braccia ad attenderci per un caldo abbraccio e uno scricciolino che ha bisogno del suo papà adorato.

 

(Vincenzo Altamura) Eccomi qua.
Nell'attesa di prepararmi a mandare nel mondo dei sogni il bimbo Andrea, è doveroso scrivere quattro righe di questa breve esperienza di corsa (allenamento) del Passatore. 
Intanto, ringrazio pubblicamente il mio collega runner di allenamento e avventura Emanuele Miceli per la sua caparbietà nell'affrontare la gara per riportare a Siracusa - per il quarto anno di fila - il Passatore. 
Il pre-gara l'ho vissuto rilassato per alcuni aspetti con un clima mite e la temperatura di 24° sopportabile, mentre al contrario non davo importanza a quelle prime avvisaglie allo stomaco che avrebbero condizionata la gara.
100 km del Passatore 2014 (42^ ed.).Il racconto del siracusano Vincenzo AltamuraAllo start - nella fiorentina Via de' Calzaioli - eravamo in tre - io, Emanuele e l'ultramaratoneta trail 100 km Ennio Grillo (che si era aggregato all'ultimo momento con grande sorpresona) . 
Dopo lo sparo - e fin dalle prime batture - fu evidente che gli altri due avevano un passo in piu' rispetto me e di conseguenza ho rallentato per poter gestire la gara.
Uscendo dalla periferia di Firenze e proseguendo per Fiesole, il caldo si è fatto insistente e ho notato subito che tutti - o quasi - cercavano acqua per dissetarsi . 
Io vado avanti e ho iniziato a fermarmi dal terzo ristoro in poi bevendo solo acqua.
Ancora oggi non riesco a spiegare che cosa sia successo.
L'acqua in alcuni ristori sembrava apparentemente buona mentre in altri ho creduto che fosse poco gustosa.

Comunque a prescindere da queste mie osservazioni, una cosa è sicura che al km 22 circa ho dovuto fermarmi ad un angolo di strada per le forti fitte allo stomaco e nonostante avessi provveduto a disintossicarmi, il fatto si è riproposto tale situazione al km 26. 
La situazione si è messa non bene e arrancando sono riuscito ad arrivare a Borgo San Lorenzo km 31.5 in un tempo di 03:44:42 .
Con aspetto poco decoroso e ascoltando la cara runner Inge Poidomani, intenta a cambiarsi per affrontare l'appennino tosco-emiliano, ho deciso di ritirarmi. 
A mente fredda, posso affermare che la mia decisione è stata saggia, visto che per portare a termine la gara mancavano 70 km e che, avendo lo stomaco chiuso e disturbato, chissa a cosa sarei andato incontro.
Nonostante tutto chi raggiunge Borgo San lorenzo viene premiato con il riconoscimento della medaglia di bronzo e il diploma ( 1/3 del percorso del Passatore me lo porto a Siracusa).
Rientrare a Faenza è stato semplice, da un lato, prendendo il bus messo a disposizione dall'organizzazione ma complicato perchè per raggiungere il Passo della Colla siamo rimasti bloccati e incolonnati per la presenza delle autovetture degli accompagnatori.
Spesso la montagna e sinonimo di aria pura ma, in questo caso, è solo smog di auto e gomma di frizione bruciata.

Un monito a tutti i runner sprovveduti che ho incontrato in salita privi di lucine ant/post di segnalazione.
Per quanto riguarda Emanuele è tutt'altra storia. 
Ha affrontato la gara con spirito di forza visto che è dimagrito mentre gli allenamenti fatti in tre mesi gli hanno consentito di chiudere la garacon un crono di 12:54:49 .
Mi ha raccontato che, distrattamente, era convinto che il cambio d'abiti Borgo San Lorenzo si effettuasse fuori paese e, quindi , avendolo "saltato", ha dovuto affrontare la montagna con la semplice canotta .
Per rigenerarsi ha dovuto ricorrere 2 volte a massaggi, perdendo ulteriore tempo. 
Ci puo' stare siamo umani ma comunque l'ho visto strafelice e contentissimo perchè ha riportato il Passatore 100 km a Siracusa. 
Di Ennio Grillo, che si puo' dire? Un grande! Ottimo tempo e felice all'arrivo.
Saluto tutti i Siciliani che mi hanno conosciuto in questo breve periodo e che si sono fatti onore.
Si ritorna alla vita comune, speranzosi di rimettersi in gioco per una nuova avventura.
Che cosa ci rimane di questa esperienza? 
E' un'esperienza di vita running da condividere con le persone che hanno voglia di mettersi in gioco almeno una volta nella vita, confrontandosi con una gara di lunga distanza.
E' bello ritornare a casa e farsi abbracciare da quattro braccia.